Il confronto politico sui social torna a concentrarsi su Rete e sul consigliere Giovanni Zonzini. A riaccendere l’attenzione sono stati da un lato la pubblicazione su GiornaleSM degli audio dello scontro tra Zonzini e Giancarlo Venturini, dall’altro la successiva rassegna di La Serenissima, che ha raccolto commenti e reazioni critiche degli utenti nei confronti del movimento.
Al di là dei toni spesso esasperati tipici dei social, questo scambio restituisce un malessere politico reale, maturato anche dopo i quattro anni trascorsi da Rete al governo insieme alla Democrazia Cristiana.
Rete ha costruito per anni la propria identità sulla denuncia dura dei governi, delle istituzioni e degli avversari politici, rivendicando il diritto di dire con chiarezza ciò che non funzionava. Oggi, però, quella stessa impostazione si riflette anche sul movimento, che non può più essere percepito solo come forza di opposizione, ma come soggetto chiamato a rispondere delle scelte compiute nella precedente legislatura.
È qui che emerge il punto politico più rilevante. Le critiche circolate in rete non sembrano il risultato di un attacco orchestrato, ma la fotografia di un dibattito pubblico che coinvolge una parte dell’elettorato. Ignorare questo segnale, o reagire con fastidio, rischia di allargare ulteriormente la distanza tra cittadini e politica.
In democrazia consenso e dissenso convivono. Quando si supera il limite con diffamazioni o ingiurie, è giusto ricorrere alle sedi opportune. Ma chi ha fatto del confronto diretto e della trasparenza una bandiera deve accettare anche le critiche legittime, soprattutto dopo aver governato.
La coerenza politica non può valere solo quando le critiche riguardano gli altri. Ed è difficile contestare questo principio.


