Toni durissimi ieri in Consiglio da parte del consigliere di Rete Matteo Zeppa, intervenuto nel dibattito sulla Commissione d’inchiesta legata al cosiddetto “affare bulgaro” e al piano parallelo. Il suo intervento è stato segnato anche dalla preoccupazione per il nuovo stop registrato sul percorso negoziale tra San Marino e Unione Europea e da accuse pesanti rivolte alla maggioranza.
Zeppa ha collegato il confronto in Aula alle notizie arrivate in tempo reale dall’EFTA, sostenendo che il percorso verso l’Accordo di associazione con l’Ue abbia subito un ulteriore blocco. In Aula ha parlato di un’attività febbrile, dovuta al nuovo diniego sul fronte negoziale, segnalando come la situazione richieda una lettura politica più ampia.
Nel suo intervento il consigliere di Rete ha usato parole molto dure per descrivere il momento vissuto dalla Repubblica. Ha accusato una parte della maggioranza, in particolare la Democrazia Cristiana, di voler difendere il proprio fortino e di continuare a decidere in modo rigido, senza cogliere la complessità del quadro generale.
Secondo Zeppa, il dibattito sulla commissione avrebbe mostrato tutta la difficoltà della politica sammarinese nel comprendere la gravità della situazione. Ha ammesso che in questo giorno e mezzo di confronto tutti hanno commesso errori, ma ha ribadito che esiste una pressione concreta su San Marino e che la politica non sarebbe in grado di gestire le priorità del Paese.
Il consigliere ha infine criticato la gestione complessiva del dibattito, sostenendo che l’Aula si stesse concentrando su aspetti secondari mentre il Paese sarebbe sotto attacco. Per Zeppa, la Commissione d’inchiesta rischia di essere affrontata senza la necessaria consapevolezza del contesto internazionale e politico in cui si inserisce.


