La politica estera sammarinese torna al centro del dibattito pubblico. Il Comitato Pro San Marino, i Capifamiglia e il Partito Socialista esprimono forti preoccupazioni rispetto alle scelte diplomatiche intraprese dagli organi competenti, ritenendole potenzialmente dannose per l’autonomia e la sovranità della Repubblica.
Il nodo critico riguarda l’Accordo di Associazione all’Unione Europea, bloccato dalla Bulgaria al Coreper nonostante le rassicurazioni fornite giorni prima dal Segretario di Stato agli Affari Esteri. La vicenda, che si trascina da oltre due anni e mezzo tra promesse di rapida conclusione, evidenzia secondo i critici una strategia negoziale vulnerabile e priva di adeguate tutele per gli interessi sammarinesi.
Le tre organizzazioni denunciano una gestione caratterizzata da superficialità, assenza di dialogo con i cittadini e mancanza di trasparenza decisionale. A loro giudizio, il danno di immagine internazionale è già manifesto e richiede correzioni sostanziali.
Le richieste concrete sono tre: dimissioni del Segretario di Stato agli Affari Esteri; dichiarazione ufficiale di non adesione unilaterale all’adozione provvisoria dell’accordo; indizione di referendum popolare sul dossier europeo.
L’obiettivo dichiarato è ripristinare il protagonismo dei cittadini nelle decisioni strategiche, trasformandoli da spettatori passivi a soggetti attivi nella definizione del corso politico della Repubblica.


