Marco Severini, direttore di GiornaleSM e amministratore unico di Serenissima Sera, difende il diritto all’informazione come pilastro della democrazia sammarinese. “È bidirezionale: chi informa e chi riceve hanno pari titolo, tutelati dall’articolo 6 della Dichiarazione dei Diritti del 1974 e dall’articolo 10 della CEDU”, spiega.
Severini sottolinea che confondere libertà di stampa con iscrizione alla Consulta dei giornalisti restringe il dibattito pubblico. “La cittadinanza ha diritto a sapere, non solo i professionisti accreditati. Io applico le norme: CEDU, Dichiarazione dei Diritti, leggi 211/2014 e 40/2023”.
La sentenza n. 28/2023 del Commissario della Legge Vico Valentini è centrale nel suo lavoro. Emessa il 19 gennaio 2023 nei procedimenti 617 e 632 R.N.R. 2018, assolve Severini dall’accusa di esercizio abusivo della professione per l’attività di GiornaleSM, dopo aver restituito volontariamente la tessera nel 2018.
“Il fatto non sussiste”, recita la formula piena. Valentini interpreta l’articolo 6 alla luce della CEDU: l’informazione non è monopolio corporativo, ma diritto di chiunque svolga un ruolo di “public watchdog”, come consolidato dalla Corte EDU in casi come Observer and Guardian (1991) e Magyar Helsinki Bizottság (2016).
Questa pronuncia non è isolata. Severini cita un orientamento giurisprudenziale dal 2019: archiviazione di Morsiani (2019), Valentini (2022), sentenza civile di Giovagnoli (2019), provvedimenti di Severini in appello (2022). Quattro magistrati, cinque atti, tutti convergenti: la libertà di informare appartiene a tutti i cittadini.
“Per gli indipendenti come me, è un baluardo contro tentativi di delegittimazione”, aggiunge. Critica chi lo accusa di essere “fuori dalle regole”, ignorando queste pronunce. “Contraddicono la giurisprudenza consolidata”.
Sul tesserino restituito nel 2018, Severini lo definisce “atto politico di indipendenza”. “Non ha limitato la mia libertà, protetta da norme superiori. Opero senza vincoli corporativi, basandomi su documenti e atti verificabili”.
L’Ordine dei giornalisti italiani, nato nel 1925-1928 sotto il fascismo e confermato nel 1963, è un’anomalia europea. Nessun altro Paese UE lo impone: Germania, Francia, Regno Unito privilegiano associazioni libere. La CEDU diffida di accessi vincolati che limitano l’articolo 10.
A San Marino, la Consulta pretende prerogative simili, ma la giurisprudenza le smonta. Severini annuncia: “Continuerò a pubblicare atti scomodi. Le intimidazioni diventano notizia, non mi fermano”.


