Conto Mazzini ora si passa all’esecuzione delle confische: cosa succede e perché lo Stato incassa

GiornaleSM
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Il caso Conto Mazzini entra in una fase nuova: quella dell’esecuzione patrimoniale. Il decreto del 21 aprile 2026 dell’Avvocatura dello Stato ordina l’ablazione di liquidità, immobili, quote e polizze riconducibili a Fiorenzo Stolfi, Pier Marino Menicucci, Pier Marino Mularoni, Claudio Podeschi e Gian Marco Marcucci. Le somme ammontano a circa 2,9 milioni di euro, con l’aggiunta di beni immobili e partecipazioni societarie.

Non si tratta di una semplice multa. La confisca è una misura ripristinatoria che acquisisce allo Stato beni e denaro ritenuti di provenienza illecita. Una volta esecuite le confische, l’Eccellentissima Camera incamera le risorse secondo le procedure previste dalla legge sammarinese, in particolare dalla Legge 100 del 2013.

Per le risorse a San Marino, il Nucleo Interforze procederà materialmente all’ablazione. Per gli immobili all’estero sarà necessaria la cooperazione giudiziaria internazionale tramite commissioni rogatorie. Il processo seguirà quindi due binari paralleli.

La legge consente anche la confisca per equivalente: se il bene originario non è più disponibile, il giudice può colpire altri valori nella disponibilità del soggetto per un importo corrispondente. Non conta solo il singolo bene, ma il valore economico che rappresenta.

Le risorse confiscate confluiranno in un apposito capitolo del bilancio statale e saranno destinate al potenziamento delle attività di prevenzione e repressione della criminalità economica, del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della corruzione.

Resta aperta la possibilità di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma un eventuale ricorso non cancella automaticamente gli effetti del decreto sammarinese. La vera sfida ora è completare rapidamente l’esecuzione garantendo trasparenza e corretta destinazione delle risorse recuperate.

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