L’accordo di associazione tra l’Unione europea, San Marino e Andorra viene presentato da Bruxelles come uno dei dossier più ambiziosi mai negoziati con un Paese terzo. Ma il via libera politico non cancella le ombre sollevate da due vicende bancarie, una sammarinese e una andorrana, che secondo alcuni osservatori meritano verifiche più profonde prima di compiere il passo finale.
Sul fronte sammarinese, il caso ruota attorno alla Banca di San Marino e al tentativo di acquisizione della maggioranza da parte del gruppo bulgaro Starcom Holding attraverso la San Marino Group. Nell’ottobre 2025 i fondi destinati all’operazione sono stati sequestrati dalla Banca centrale sammarinese, dopo l’apertura di un’indagine da parte della magistratura, mentre la richiesta di acquisto delle azioni è stata poi respinta. In parallelo, il conto su cui erano stati versati i capitali è stato bloccato dall’Aif e successivamente svuotato dalla Banca centrale. Al centro delle contestazioni c’è anche il rapporto del direttore dell’Aif, Nicola Muccioli, ritenuto da chi critica la gestione del dossier pieno di errori e privo di equilibrio, con un passaggio contestato sulla presunta appartenenza della Varengold Bank al gruppo Starcom.
Il caso ha anche un forte risvolto istituzionale. Le autorità sammarinesi, secondo l’analisi riportata, avrebbero reagito con durezza alle critiche pubbliche, fino a richiamare norme del codice penale di origine fascista per ampliare l’azione giudiziaria contro alcuni protagonisti della vicenda. Un giudice, in un successivo passaggio, avrebbe poi contestato proprio l’uso di quelle disposizioni.
In Andorra, il precedente richiamato è quello della BPA, finita nel mirino della FinCEN statunitense nel 2015 con l’accusa di aver favorito operazioni di riciclaggio per clienti russi, cinesi, venezuelani e per il cartello di Sinaloa. La banca non ebbe modo di conoscere in anticipo gli elementi dell’accusa e il governo andorrano intervenne direttamente, chiudendola. In seguito, però, alcuni procedimenti avviati in Spagna si sono chiusi con assoluzioni o archiviazioni, mentre in Andorra le condanne sono andate avanti nonostante la richiesta degli imputati di accedere agli atti chiave. Per gli azionisti, quella banca sarebbe stata usata come capro espiatorio in una partita politica più ampia, legata anche alle tensioni tra Madrid e il movimento indipendentista catalano.
Il punto politico, per chi solleva le obiezioni, è semplice: se l’Unione europea intende associare strettamente San Marino e Andorra al mercato interno, lo stato di diritto non può restare una clausola di facciata. L’accordo, secondo la Commissione, aprirà ai due Paesi un accesso graduale al mercato unico, compresi i servizi finanziari, ma solo dopo una verifica della solidità dei rispettivi sistemi normativi e di vigilanza. Proprio per questo, sostengono i critici, Bruxelles dovrebbe guardare con maggiore attenzione ai casi BSM e BPA prima di procedere oltre.


