Da ieri il blocco navale americano nello Stretto di Hormuz è operativo. Gli Stati Uniti hanno schierato almeno 15 navi, tra cui una portaerei e diversi cacciatorpediniere, per intercettare ogni traffico diretto ai porti iraniani. La via cruciale per il 20% del commercio petrolifero mondiale rimane sotto controllo militare statunitense, che ha minacciato di eliminare con metodi “rapidi e brutali” qualsiasi imbarcazione iraniana che tenti di avvicinarsi al perimetro di blocco.
Trump giustifica la misura come pressione economica su Teheran dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan di sabato scorso. L’amministrazione americana intende impedire completamente le esportazioni iraniane di petrolio e gas, forzando il regime al tavolo delle trattative. Il capo della marina iraniana respinge le minacce come “ridicole”, mentre Teheran minaccia controritorsche contro i porti del Golfo Persico e dell’Oman.
La situazione rimane critica per il traffico marittimo globale. Secondo il segretario generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale, il numero di navi in transito è già molto limitato, ma il rischio di escalation coinvolge potenze come Cina e Russia. La tregua ufficiale scade il 21 aprile, aprendo scenari ancora più incerti per la stabilità regionale.


