La visita a Strasburgo di una delegazione del Governo sammarinese, avvenuta il 4 giugno, è stata resa nota dalla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, che non aveva ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da San Marino. A recarsi alla sede della Corte sono stati il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari e il Segretario di Stato per la Giustizia Stefano Canti, accolti dal presidente Mattias Guyomar, dal giudice eletto per San Marino Gilberto Felici e dal cancelliere Marialena Tsirli.
Nel comunicato diffuso dall’istituzione di Strasburgo si legge che il presidente ha espresso apprezzamento per il «fermo impegno di San Marino nell’esecuzione delle sentenze della Corte», richiamando al tempo stesso la responsabilità condivisa nell’applicazione della Convenzione e il valore dell’indipendenza della magistratura. Una formula diplomatica che arriva in una fase particolarmente delicata per la Repubblica sul fronte dei rapporti con la Cedu.
Il riferimento più immediato è alla cosiddetta sentenza Simoncini, che ha condannato lo Stato sammarinese al pagamento di un risarcimento di circa 160 mila euro. Il Governo ha scelto di impugnare la decisione davanti alla Gran Camera, mentre nel dibattito pubblico è rimasto centrale il tema delle presunte violazioni del diritto a un equo processo.
La visita, almeno formalmente, rientra nel quadro dei rapporti istituzionali tra San Marino e la Corte europea, ma il passaggio inserito nella nota ufficiale lascia aperta la lettura politica del momento. Resta il fatto che l’incontro si è svolto lontano dai riflettori e che a renderlo pubblico non è stato il Governo, bensì la Corte di Strasburgo.


