La sperimentazione dell’Emilia-Romagna che dal 31 agosto porterà le scuole primarie ad accogliere i bambini con attività educative, sportive e culturali prima dell’avvio ufficiale delle lezioni, fissato al 15 settembre, accende la protesta del turismo riminese.
Per gli operatori del settore la misura rischia di mandare un segnale sbagliato al mercato, facendo percepire un anticipo della riapertura scolastica che potrebbe pesare sulla fine della stagione balneare.
Mauro Vanni, presidente della cooperativa bagnini di Rimini e delle imprese balneari di Confartigianato, parla di errore grave: pur riconoscendo che si tratti di un progetto sperimentale, limitato alle elementari e non obbligatorio per le famiglie, sostiene che l’effetto concreto sarà quello di far perdere quasi un mese di lavoro agli stabilimenti e alle altre attività turistiche.
Secondo Vanni, il turismo balneare è da sempre legato al calendario scolastico, soprattutto per la clientela emiliana, e la stagione finisce di fatto quando riprendono le lezioni.
Per questo, osserva, risulta incoerente chiedere agli operatori di allungare l’apertura e destagionalizzare, mentre la Regione introduce una formula che può essere percepita come una riapertura anticipata della scuola.
Sulla stessa linea Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi Rimini, che boccia l’intervento e ribadisce che il calendario scolastico non va modificato.
Rinaldis richiama anche il sostegno che il presidente della Regione Michele de Pascale ha sempre espresso per il turismo, dicendosi fiduciosa che la scelta non sia stata pensata per penalizzare il comparto.
Per l’associazione degli albergatori, al contrario, bisognerebbe muoversi nella direzione opposta, cioè posticipare l’inizio dell’anno scolastico.


