L’editoriale di Enrico Lazzari analizza l’attuale fase di transizione della Repubblica di San Marino, sospesa tra la celebrazione storica del 120° anniversario dell’Arengo del 1906 e le ambizioni tecnologiche di una “Smart City” globale. L’autore identifica nell’accordo strategico con il colosso cinese BYD un reale punto di svolta, descrivendolo come un “martello tecnologico” capace di trasformare il Paese in un laboratorio mondiale per la mobilità sostenibile. Questo progetto viene interpretato come il superamento definitivo dell’immagine di enclave fiscale del passato a favore di un modello di efficienza industriale e ambientale.
Il testo evidenzia un netto contrasto tra l’efficienza operativa dei servizi pubblici, capaci di gestire prontamente l’improvviso ritorno dell’inverno e le criticità meteorologiche del 26 marzo, e la lentezza degli ingranaggi burocratici e politici. Mentre i lavoratori sul campo dimostrano concretezza, i palazzi del potere appaiono spesso bloccati in dubbi e rinvii, evidenziando una frattura tra la gestione pratica delle emergenze e le dinamiche interne della classe dirigente.
Un’ampia riflessione viene dedicata alle recenti derive ideologiche che starebbero influenzando il tessuto sociale sammarinese. L’autore critica l’adozione di istanze legate alla cultura “woke” e la spettacolarizzazione dell’intimo, sostenendo che l’antico strumento dell’Istanza d’Arengo venga talvolta utilizzato per imporre visioni che rispondono più a mode esterne che a reali urgenze nazionali. In questo contesto, viene suggerito un ritorno alla modernità della discrezione e del pragmatismo come forma di tutela dell’identità repubblicana.
In conclusione, l’analisi ripone fiducia nelle nuove generazioni, citando il successo di progetti innovativi come “Lovewise” focalizzati sull’intelligenza emotiva. L’auspicio finale è che, una volta esaurito l’effetto mediatico delle rivendicazioni ideologiche, a San Marino rimanga la solidità di progetti industriali concreti. Il futuro della Repubblica sembra dunque dipendere dalla capacità di bilanciare le sfide della modernità tecnologica con la salvaguardia del buonsenso e della propria coesione sociale.


