San Marino. SEVERINI intervista JOAN CARLES MIÑANA

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Il notaio andorrano Joan Carles Miñana torna a bocciare senza mezzi termini l’Accordo di associazione tra Andorra e Unione europea, definendolo “letale” per il Principato e chiedendo che sia il referendum a precedere ogni eventuale firma. La sua posizione, già nota e molto critica, offre un punto di vista utile anche al pubblico sammarinese, perché Andorra e San Marino sono i due microstati coinvolti nello stesso percorso negoziale con Bruxelles.[1][2]

Miñana, figura di rilievo del foro andorrano, lega il suo giudizio soprattutto al peso regolatorio dell’intesa: circa 4.000 norme europee da recepire, con un impatto che a suo avviso sarebbe eccessivo per un Paese di dimensioni ridotte e per le sue microimprese.[1] Il notaio sostiene inoltre che l’accordo altererebbe l’equilibrio istituzionale del Principato, riducendo i margini di sovranità e affidando alla Corte di giustizia dell’UE il ruolo di arbitro finale delle controversie.[1]

Nel suo ragionamento entra anche il nodo della libera circolazione e delle regole di accesso al mercato e al territorio, che secondo Miñana entrerebbero in contrasto con l’attuale sistema andorrano, più severo nella selezione dei nuovi residenti e nella tutela di alcuni settori sensibili.[1] Per questo insiste sulla necessità di una consultazione popolare prima di qualsiasi passo definitivo, considerandola una condizione di legittimità politica oltre che giuridica.[2]

Il contesto resta delicato anche sul piano politico ed economico. Da un lato, in Andorra cresce il fronte dei critici; dall’altro, il dibattito sull’accordo continua a riflettersi anche a San Marino, dove la questione dell’associazione con l’Ue viene osservata con attenzione per le possibili ricadute sul modello istituzionale e finanziario del Paese.[1][3]

Miñana richiama infine un punto che considera decisivo: per lui non si tratta solo di un problema tecnico, ma di una scelta di fondo sul futuro del microstato, tra integrazione europea e preservazione della propria autonomia normativa.[1]

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