La Federazione Pubblico Impiego della CSdL ha riunito il proprio Direttivo, mettendo al centro l’avvio della trattativa per il rinnovo del contratto del settore pubblico allargato, scaduto il 31 dicembre 2024. Il confronto con la Delegazione di Governo è partito solo il 24 aprile, con un ritardo giudicato grave dalla sigla sindacale.
Per la Federazione, il rinnovo deve arrivare in tempi rapidi e con aumenti adeguati, a tutela del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici e delle loro famiglie. Dopo anni di retribuzioni ferme, l’ultimo contratto ha garantito incrementi in linea con altri settori per il triennio 2022-2024, ma senza recuperare pienamente l’inflazione.
Il sindacato richiama anche l’impatto dell’aumento del costo della vita, che colpisce in modo più duro i redditi medio-bassi. A questo si aggiungono, secondo la CSdL, gli effetti delle riforme fiscali e previdenziali sui redditi da lavoro, nonostante l’impegno messo in campo sul piano sindacale.
Nel Direttivo è stata affrontata anche la questione della valutazione dei dipendenti pubblici, alla prima applicazione delle norme previste dall’ultimo rinnovo contrattuale. La Federazione segnala la necessità di modifiche al regolamento attuativo, sia sul merito sia sulle procedure, per evitare distorsioni e abusi e per trasformare lo strumento in una reale tutela per tutto il personale dell’Amministrazione pubblica.
Tra i dossier più delicati resta poi quello del reclutamento del personale docente. La CSdL attende ancora la proposta definitiva di accordo da parte della Segreteria Istruzione, dopo le ultime valutazioni interne alla maggioranza di Governo.
Un passaggio ritenuto urgente, anche perché sulla materia dovranno poi essere coinvolti i dipendenti interessati per cercare la massima condivisione possibile. Per il sindacato si tratta di un tema complesso, sul quale persistono anche in ambito politico posizioni non univoche.


