Sul caso della mancata vendita di BSM, il cosiddetto “affaire bulgaro”, RETE attacca la maggioranza accusandola di aver scelto ancora una volta la strada del rinvio e dell’ostruzionismo. Nel mirino del movimento finisce soprattutto l’asse formato da Democrazia Cristiana, Libera e PSD, ritenuto incapace di affrontare con chiarezza le responsabilità politiche emerse nella vicenda.
Secondo RETE, la decisione di non discutere la proposta dell’opposizione e di votare una mozione che blocca il confronto rappresenta un fatto grave, incompatibile con il corretto funzionamento democratico delle istituzioni. Il movimento parla di un atteggiamento arrogante e dilatorio, pensato per guadagnare tempo e ridurre la pressione politica sul caso.
RETE contesta anche i tempi indicati dalla maggioranza per l’avvio della Commissione d’inchiesta. In una prima fase era stata prospettata una partenza non prima del gennaio 2027, o comunque dopo la conclusione delle indagini della magistratura. Poi, dopo le richieste dell’opposizione, la data è stata anticipata al 1° settembre. Per il movimento, però, si tratta comunque di un rinvio ingiustificato.
Il partito sottolinea che le responsabilità politico-amministrative non coincidono con quelle penali e che, proprio per questo, la Commissione potrebbe essere attivata subito. RETE ricorda inoltre che nel caso CIS si era proceduto senza attendere la fine dei procedimenti giudiziari.
Restano, secondo il movimento, troppe domande ancora senza risposta: chi ha portato il gruppo bulgaro a San Marino, chi ha promosso la vendita di BSM a Starcom, chi ha gestito la trattativa e quali passaggi autorizzativi siano stati seguiti. RETE chiede anche chiarimenti sui soggetti indicati negli atti giudiziari come i destinatari del presunto “regalo”.
Il movimento rivendica di aver sollevato per tempo i rischi della vicenda, anche in relazione alle possibili ripercussioni sull’Accordo di Associazione con l’Unione europea. Oggi, sostiene RETE, quelle preoccupazioni sono diventate evidenti e non si può più ridurre tutto a una semplice operazione tra privati.
Per questo RETE torna a chiedere una Commissione paritetica, immediatamente operativa, e invita la maggioranza ad ascoltare la richiesta di trasparenza che arriva dal Paese, assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità.


