Le Segreterie di Stato competenti hanno seguito fin dall’inizio la richiesta di ordinanza legata al rally, attivandosi insieme ai Capitani di Castello interessati e agli organizzatori per ridurre i disagi e salvaguardare, per quanto possibile, la normale attività di aziende e residenti. Lo ha riferito un comunicato ufficiale, che richiama anche i contatti avviati nelle scorse settimane per valutare eventuali variazioni del percorso e per garantire una finestra di apertura nel tratto interessato dalla prova speciale, così da consentire la mobilità di lavoratori e famiglie.[1]
Alla versione istituzionale si contrappone però la testimonianza di Paolo Marino Gaspari, che contesta la ricostruzione dei fatti e sostiene di essere stato informato tardi dell’impatto dell’evento sulla viabilità. Gaspari afferma di aver saputo del problema soltanto dopo la festa di Cà Rigo del 24 maggio, di aver chiesto chiarimenti alla Segreteria Interni il giorno seguente senza ottenere richiamate, e di aver avuto un primo contatto con un dirigente FAMS solo il 27 maggio.[1]
Secondo il suo racconto, la situazione si sarebbe sbloccata solo dopo le proteste di soggetti economicamente più influenti, mentre lui, da semplice cittadino, si sarebbe trovato di fatto “prigioniero” per diverse ore senza possibilità di rientrare a casa dopo il lavoro. Gaspari riferisce infine che, dopo un nuovo sollecito l’11 giugno, la Segreteria Interni gli avrebbe prospettato una finestra di 45 minuti per raggiungere la propria abitazione.[1]
Nel suo sfogo, Gaspari accusa le istituzioni di aver gestito male la vicenda e di non aver valutato fino in fondo le ricadute su cittadini, famiglie e imprese. Il caso riaccende così il dibattito tra la necessità di garantire la sicurezza degli eventi sportivi e l’esigenza di preservare la quotidianità del territorio.[1]


