La tensione geopolitica in Medio Oriente, con la chiusura del corridoio marittimo iraniano il 28 febbraio 2026, sta facendo impennare i prezzi dell’energia in Europa.
Questo scenario alimenta il rischio di stagflazione, con crescita debole e inflazione in rialzo, complicando le scelte della Banca centrale europea sui tassi.
Per San Marino, economia strettamente legata all’Italia, le ripercussioni sono immediate: bollette e carburanti più cari colpiscono famiglie e imprese.
Il ministro italiano Giorgetti avverte del pericolo per le aziende, opponendosi a ulteriori aumenti dei tassi che frenerebbero ulteriormente l’attività produttiva.
Nonostante ciò, il Fondo monetario internazionale nota per San Marino un debito pubblico in calo al 61% del Pil nel 2025 e inflazione stabile al 2%.
La crescita del Pil sammarinese è prevista all’1,2% quest’anno e 1,3% nel 2026, sostenuta da consumi interni e investimenti privati.
Tuttavia, la volatilità energetica minaccia questo quadro positivo, richiedendo vigilanza per evitare un rallentamento generalizzato.


