San Marino. L’ASTROLABIO – “Si festeggia, ma l’Accordo U.E. è fermo al palo” … di Augusto Casali

GiornaleSM
By
3 Min Read

La visita della delegazione della Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera italiana a San Marino ha riportato al centro il tema dell’Accordo di associazione con l’Ue, accompagnata dai consueti toni distesi e dalle dichiarazioni di sostegno reciproco. Sullo sfondo, però, resta un percorso negoziale tutt’altro che lineare, con diversi nodi ancora aperti e con una parte sammarinese che sembra aver accolto la visita come una boccata d’ossigeno in una fase di incertezza.

A Roma, la linea ufficiale è quella dell’apprezzamento per il dialogo con la Repubblica del Titano e del sostegno al cammino europeo di San Marino. Ma il quadro, secondo la ricostruzione politica contenuta nel testo, sarebbe più complesso: l’iter dell’Accordo risulterebbe rallentato da riserve già espresse dalla Bulgaria in sede europea, un passaggio che avrebbe di fatto congelato l’avanzamento verso le fasi finali del negoziato.

Il punto più delicato riguarda proprio il cosiddetto “Clarifying Addendum”, il documento aggiuntivo che chiarisce alcuni aspetti della vigilanza finanziaria e che, secondo la versione riportata, sarebbe stato accolto con soddisfazione da parte italiana ma tenuto finora riservato ai cittadini sammarinesi. Da qui la critica: la popolazione resterebbe ai margini di una partita decisiva per il futuro istituzionale ed economico del Paese.

La polemica si allarga anche al fronte interno. Il testo collega infatti lo stallo europeo alla vicenda della Banca di San Marino e al tentativo di vendita da parte dell’Ente Cassa di Faetano, vicenda che avrebbe alimentato tensioni politiche e richieste di chiarimento. In questo contesto, viene ricordato anche il possibile arbitrato internazionale avviabile a Washington e il rischio di un contenzioso per risarcimenti molto elevati, con ricadute dirette sulle finanze pubbliche.

La tesi finale è dura: la posizione di San Marino sarebbe il risultato di scelte politiche giudicate imprudenti, tra la rinuncia a un referendum sull’Accordo e la scelta di puntare su una sua applicazione provvisoria prima della conclusione dell’iter europeo. Un’impostazione che, secondo questa lettura, avrebbe lasciato la Repubblica in attesa delle decisioni altrui, senza un reale potere di iniziativa.

Leggi l’articolo intero

Share This Article