L’Accordo di associazione con l’Unione Europea rimane al centro del dibattito politico sammarinese, con crescenti dubbi sulla gestione delle trattative. Dal dicembre 2023, la Segreteria di Stato agli Affari Esteri continua ad annunciare una firma imminente, ma sono ormai passati oltre due anni senza sviluppi concreti.
La situazione si complica ulteriormente con la necessità dell’unanimità dei 27 Stati membri dell’Ue per l’approvazione finale. Questa caratteristica “mista” dell’Accordo rappresenta un ostacolo significativo: il diniego di un solo Paese comporterebbe la decadenza dell’intero trattato.
Un aspetto critico riguarda la strategia negoziale. La dichiarazione unilaterale di disponibilità all’entrata in vigore provvisoria dell’Accordo avrebbe privato San Marino di ogni margine di manovra, riducendo il Paese a una posizione di attesa passiva rispetto alle decisioni altrui.
Sul piano sostanziale, rimangono nebulosi i benefici concreti per i cittadini e le imprese. Secondo le autorità, la principale novità sarebbe il passaggio da uno status di “extracomunitario” a quello di “associato”, ma gli effetti pratici di questo cambio restano poco chiariti al pubblico.
L’opposizione politica ha sollevato questioni rilevanti, sottolineando l’assenza di un coinvolgimento popolare mediante referendum su una materia di tale importanza. La richiesta è quella di definire con chiarezza la dimensione futura di San Marino e i settori prioritari su cui investire nei prossimi anni.


