San Marino “inaffidabile”: l’editoriale di un lobbista che si ritorce contro chi lo firma. … di Marco Severini

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Sembrava una raffica di articoli contro San Marino, ma in realtà il punto di partenza è uno solo: un’opinione firmata da Dick Roche, rilanciata poi da due testate come se fosse un atto d’accusa condiviso. La sostanza cambia poco: da un commento di parte si è passati, per effetto del rimbalzo mediatico, a un racconto presentato come verità.

Il primo elemento da chiarire è che non si tratta di un’inchiesta corale, ma di un solo testo pubblicato in forma di op-ed su EU Reporter. La testata lo colloca nella sezione opinioni e precisa che le valutazioni espresse appartengono esclusivamente all’autore, senza commissione da parte del giornale e senza alcun avallo editoriale.

Il passaggio decisivo avviene quando un’altra testata riprende integralmente quel testo e lo incornicia con un titolo più duro, trasformando una tesi contestabile in una sentenza politica. È qui che l’opinione si gonfia e viene percepita come un giudizio collettivo contro il Paese.

Anche il profilo dell’autore conta. Roche non appare come un osservatore neutrale, ma come una figura schierata sul fronte dell’investitore, già comparsa in altri interventi sullo stesso tema e nella stessa direzione. Più che giornalismo d’indagine, emerge una linea argomentativa ripetuta.

Nel merito, l’articolo sposta una controversia commerciale sul terreno dello Stato di diritto, ma lo fa appoggiandosi a un esempio che non lo rafforza. Se un appello corregge o restringe un’impostazione precedente, questo mostra semmai che il sistema giudiziario sammarinese è capace di autocorrezione, non che sia privo di garanzie.

Il nodo più delicato resta quello di Varengold. Qui la disputa non riguarda slogan, ma documenti, rapporti di vigilanza e intrecci societari che vanno verificati nelle sedi competenti. Le contestazioni di parte possono essere rilevanti, ma non cancellano da sole il quadro di controlli, rilievi e accertamenti che hanno coinvolto l’istituto.

Roche insiste su una distinzione tecnica: sostiene che Starcom non abbia “posseduto” formalmente Varengold. Ma questa precisazione, anche se utile sul piano terminologico, non basta a neutralizzare il tema dell’influenza societaria e dei rapporti economici indicati nell’inchiesta.

Resta poi ciò che nel pezzo viene taciuto: il ruolo delle autorità di vigilanza, le criticità emerse sull’operazione bancaria e il contesto in cui maturò il contenzioso. Presentare tutto come un semplice abuso ai danni di un investitore significa offrire una lettura monca, costruita per sostenere una conclusione già decisa.

La partita vera, quindi, non è tra un’opinione e un’altra, ma tra un racconto politico-mediatico e la verifica dei fatti. Se ci sono errori, vanno contestati con atti e riscontri, non con un rimbalzo di firme e titoli.

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