La maggioranza ha depositato il progetto di modifica del Regolamento consiliare, puntando a accelerare l’iter delle leggi e a ridurre gli spazi di manovra dell’opposizione. Il testo interviene su tempi di intervento, presentazione degli emendamenti e ruolo delle Commissioni, con effetti che i critici giudicano penalizzanti per il dibattito in Aula.
La riforma sposta il baricentro del procedimento legislativo verso le Commissioni consiliari permanenti, dove i progetti di legge verrebbero esaminati in sede redigente per l’approvazione definitiva degli articoli e dei relativi emendamenti. In seconda lettura, per i testi già passati in Commissione, non sarebbero ammessi nuovi emendamenti.
Tra le novità più controverse c’è anche una procedura che consentirebbe alla maggioranza assoluta dei consiglieri, se l’esame di un progetto si protrae oltre il secondo giorno dalla chiusura del dibattito generale, di mettere ai voti in blocco una serie di emendamenti già discussi e ritenuti non sostenibili. In questo caso, dopo una dichiarazione di voto di 15 minuti per ciascun gruppo, la mozione potrebbe portare al rigetto definitivo degli emendamenti indicati.
Il progetto riduce inoltre i tempi di parola, rendendo più stretto lo spazio per gli interventi e per l’approfondimento critico. La linea del testo è quella di comprimere i tempi dei lavori e limitare le possibilità di rallentamento, anche attraverso una norma che si applicherebbe pure ai provvedimenti già avviati all’iter consiliare.
Per le opposizioni si tratta di una stretta che rischia di indebolire la centralità del Consiglio Grande e Generale e di trasformare il confronto parlamentare in una fase molto più compressa. La maggioranza, invece, rivendica l’obiettivo di rendere i lavori più rapidi ed efficienti.


