In Consiglio Grande e Generale è andato in scena un confronto molto acceso sulla proposta di istituire una commissione consiliare d’inchiesta sulla cessione delle quote di Banca di San Marino e sul cosiddetto piano parallelo. Il dibattito, durato per l’intera seduta pomeridiana di lunedì 18 maggio, ha messo in evidenza una forte frattura tra maggioranza e opposizione, soprattutto su composizione, tempi di avvio e incompatibilità dei componenti.
Ad aprire la discussione è stato Fabio Righi (Domani-Motus Liberi), che ha definito la situazione surreale e pericolosa sul piano istituzionale, accusando la maggioranza, in particolare la Democrazia Cristiana, di voler blindare la commissione. Righi ha contestato l’assenza di una composizione paritetica e la scelta di rinviare l’avvio dei lavori al primo settembre.
Sulla stessa linea Sara Conti (Repubblica Futura), che ha parlato di atteggiamento penoso da parte della maggioranza, mentre Gian Matteo Zeppa (Rete) ha definito gravissima la mozione d’ordine presentata per evitare la discussione del progetto di legge dell’opposizione. Per Zeppa, la commissione dovrebbe partire subito e con criteri di piena pariteticità.
La maggioranza ha respinto con decisione le accuse. Manuel Ciavatta (Pdcs) ha negato qualsiasi intento antidemocratico, rivendicando la volontà di fare chiarezza. Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista) ha criticato il clima del dibattito, sostenendo che la commissione rischia di diventare solo uno strumento di scontro politico.
Nel dibattito generale, più consiglieri di opposizione hanno insistito sulla necessità di tenere separato il piano politico da quello giudiziario. Matteo Casali (Rf) ha definito infondate le argomentazioni della maggioranza sulla possibile sovrapposizione con le indagini della magistratura. Nicola Renzi (Rf) ha parlato di commissione blindata, mentre Enrico Carattoni (Rf) ha accusato la maggioranza di voler evitare il confronto grazie alla forza dei numeri.
Dalla maggioranza sono arrivate aperture limitate sulle incompatibilità, ma non sulla composizione. Oscar Mina (Pdcs) ha difeso la formula proporzionale, spiegando che serve a garantire stabilità e funzionalità ai lavori. Luca Lazzari (Psd) ha sostenuto che la commissione non può diventare uno strumento destabilizzante. Gerardo Giovagnoli (Psd) ha ricordato la delicatezza della vicenda, sottolineando i possibili riflessi sul sistema bancario e sul percorso europeo di San Marino.
Il Segretario Federico Pedini Amati ha parlato di uno dei più gravi danni d’immagine subiti dal Paese, sostenendo che solo la magistratura può fare piena chiarezza. Andrea Belluzzi ha invece auspicato una relazione unica e condivisa, indicando nella commissione anche uno strumento per rafforzare i controlli sugli investimenti internazionali. Rossano Fabbri ha richiamato l’esigenza di preservare l’imparzialità, anche solo apparente, dei lavori, una posizione contestata dall’opposizione.
Mirko Dolcini (Domani-Motus Liberi) ha definito la vicenda un thriller pieno di colpi di scena, ma tragicamente reale. Guerrino Zanotti (Libera) ha invitato ad abbassare i toni, mentre Luca Boschi ha richiamato tutte le forze politiche a un maggiore senso di responsabilità istituzionale. Giovanna Cecchetti, consigliera indipendente di maggioranza, ha chiesto di lavorare senza pregiudizi, ribadendo che la commissione dovrà contribuire anche a rafforzare gli anticorpi normativi.
Andrea Menicucci (Repubblica Futura) ha ricor


