San Marino. ATTIVAMENTE. Partecipazione politica e disabilità: dall’OSCE un segnale forte per una democrazia davvero inclusiva

GiornaleSM
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L’OSCE e l’ODIHR stanno promuovendo da tempo iniziative dedicate alla partecipazione politica e pubblica delle persone con disabilità, un tema ancora troppo spesso marginale nel dibattito sulla piena cittadinanza.

Il punto centrale è chiaro: l’inclusione non riguarda soltanto l’accesso agli spazi o ai servizi, ma anche il diritto di prendere parte alle decisioni collettive, candidarsi, ricoprire incarichi pubblici e incidere sulla vita democratica del proprio Paese.

In questa direzione si muovono le Dublin Recommendations adottate dall’ODIHR, che invitano gli Stati a rimuovere ostacoli fisici, comunicativi, informativi, cognitivi e culturali che continuano a limitare la partecipazione politica delle persone con disabilità. Le raccomandazioni sottolineano anche la necessità di garantire informazioni accessibili, strumenti adeguati di supporto, raccolta di dati, rappresentanza politica e consultazioni reali con le organizzazioni rappresentative.

Un passaggio significativo sarà il side event in programma nell’ambito della 19esima Conferenza degli Stati Parte della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in calendario il 10 giugno 2026 a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, dove sarà presente anche una delegazione sammarinese.

Il messaggio che emerge è un cambio di prospettiva: non si tratta di adattare le persone con disabilità a istituzioni pensate senza di loro, ma di rendere le istituzioni realmente accessibili, rappresentative e inclusive. La partecipazione, in questa visione, non è una concessione ma un diritto umano fondamentale.

A rafforzare questo percorso c’è anche un corso online messo a disposizione dall’OSCE, pensato per diffondere conoscenze, strumenti e buone pratiche utili a costruire una democrazia più aperta e rispettosa dei diritti di tutti.

Resta poi un altro nodo: quello del tokenismo, cioè la presenza solo simbolica di persone con disabilità, usate per dare un’immagine inclusiva senza un reale coinvolgimento nei processi decisionali. Una democrazia davvero inclusiva non si misura dal numero di candidature esibite, ma dalla possibilità concreta di partecipare, assumere responsabilità e contribuire alle scelte pubbliche.

Le persone con disabilità non devono essere presenti per essere viste, ma coinvolte perché riconosciute come cittadini a pieno titolo, portatori di competenze ed esperienze indispensabili per migliorare la qualità della democrazia.

Le iniziative promosse da OSCE e ODIHR richiamano infine il principio che guida da anni il movimento internazionale delle persone con disabilità: “Nulla su di noi senza di noi”. Una società inclusiva si misura anche dalla capacità di ascoltare e coinvolgere tutti nei luoghi in cui si prendono le decisioni.

È una questione di diritti umani, di democrazia e di uguaglianza.

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