In Commissione Finanze il confronto si è concentrato soprattutto sul futuro di Banca di San Marino, tra richieste di chiarezza e timori per le conseguenze della vicenda sull’immagine del Paese. Al centro del dibattito, il rafforzamento patrimoniale dell’istituto e la ricerca di nuovi investitori ritenuti solidi e in linea con le regole europee.
Luca Boschi, per Libera, ha invitato a tenere distinti il piano politico da quello economico, ricordando che la banca non è in crisi ma ha bisogno di essere rafforzata. Per il consigliere, la presenza di soggetti interessati all’acquisto è un passaggio fisiologico, purché si tratti di operatori affidabili e compatibili con il quadro normativo europeo, con un lavoro condiviso tra Governo, opposizioni e Banca Centrale.
Iro Belluzzi e Tomaso Rossini, del PSD, hanno invece allargato lo sguardo all’intero sistema finanziario, sottolineando la necessità di accelerare il percorso di integrazione europea. Rossini ha richiamato anche le perplessità del partito sui tempi della vendita, chiedendo maggiore trasparenza non solo all’esecutivo ma anche alla maggioranza.
Per il Governo è intervenuto il Segretario di Stato Federico Pedini Amati, che ha spiegato l’assenza di Marco Gatti per impegni legati al Fondo Monetario Internazionale e ha ribadito la forte attenzione dell’esecutivo. Definendo l’arbitrato una “spada di Damocle” per San Marino, ha espresso grande preoccupazione per la ricaduta d’immagine della vicenda.
Pedini Amati ha parlato apertamente di danno “drammatico” e ha precisato di non avere informazioni sui possibili acquirenti, rimarcando che la trattativa resta una questione tra privati. Ha però riconosciuto che gli effetti della cessione hanno ormai assunto un rilievo pubblico, confermando infine la necessità di un rafforzamento patrimoniale indicato da Banca Centrale e dai vertici dell’istituto.


