Risultati preliminari dopo la visita del Fondo Monetario Internazionale (FMI) a San Marino

GiornaleSM
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Il Fondo Monetario Internazionale, al termine della visita a San Marino, fotografa un’economia che nel 2025 ha accelerato, ma che nel 2026 dovrà fare i conti con un quadro esterno meno favorevole, tra rallentamento dell’area regionale e pressione sui prezzi dell’energia.

Secondo quanto riportato dalla Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilancio, la crescita è salita all’1,5% nel 2025, dall’1,0% dell’anno precedente, grazie soprattutto al recupero dei settori orientati all’export. Per il 2026 l’FMI stima però un rallentamento all’1,3%, mentre l’inflazione è arrivata al 2,3% e la disoccupazione ha toccato il 4,5% ad aprile.

Sul fronte dei conti pubblici, il documento registra risultati positivi: nel 2025 l’avanzo primario ha raggiunto il 2,4% del Pil, sostenuto da entrate fiscali solide e da una spesa sotto controllo. Per il 2026, nonostante l’aumento della spesa salariale, le misure adottate per contenere l’impatto dei rincari energetici dovrebbero consentire un avanzo primario strutturale attorno al 2,5% del Pil.

Nel sistema bancario si vedono segnali di miglioramento, con più liquidità e attivi di migliore qualità, ma resta la necessità di rafforzare redditività e capitale. La Banca Centrale, nel percorso di allineamento agli standard europei, ha contribuito al calo del rapporto Npl netto all’11,1% nel 2025.

Positivi anche i dati sul recupero della società di gestione degli attivi, che secondo il report sta procedendo oltre le attese, con la previsione di rimborsare integralmente i titoli senior garantiti dallo Stato entro la metà del 2027. Restano comunque alcune fragilità, che dovranno essere affrontate con piani credibili e una vigilanza attenta.

Palazzo Begni sottolinea infine che l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea può offrire un ulteriore impulso all’economia sammarinese, in attesa della decisione sulla firma. Per la Segreteria alle Finanze, il giudizio del Fondo conferma la bontà delle scelte compiute finora su energia, debito, riforme, contenimento della spesa e sostegno alla crescita.

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