La geopolitica irrompe con forza sui mercati finanziari del 2026, influenzando direttamente le scelte di investimento. Le tensioni in Medio Oriente spingono il petrolio alle stelle, alimentando pressioni inflazionistiche e instabilità globale.
Esperti di Solina e Eurizon sottolineano come queste variabili non siano più un mero sfondo, ma un fattore chiave per i portafogli. Petrolio volatile e flussi energetici sotto pressione richiedono selettività: debiti sovrani elevati rendono i Paesi vulnerabili a rialzi dei tassi reali.
Nel contesto di frammentazione pragmatica, con coalizioni per risorse critiche e tecnologie come l’IA, gli investitori puntano su Europa e mercati emergenti. Crescita moderata globale al +2,9%, ma rischi da conflitti, dazi e elezioni USA incombono.
Gestori di Banca Generali e Wellington consigliano diversificazione attiva, evitando reazioni emotive: oro e rifugi tradizionali non bastano contro volatilità strutturale. Opportunità emergono in difesa, semiconduttori e politiche pro-crescita in Germania e Giappone.


