Gli ultimi sviluppi geopolitici in Medio Oriente hanno generato oscillazioni record sui prezzi dei carburanti, trasformando radicalmente lo scenario energetico italiano. La crisi innescata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran e dalla conseguente chiusura dello stretto di Hormuz ha fatto lievitare le quotazioni petrolifere fino ai 100 dollari al barile, con effetti immediati e devastanti sulle pompe di benzina.
In sole due settimane, la benzina ha registrato un incremento di 15 centesimi al litro, mentre il gasolio ha subito rincari superiori ai 32 centesimi. Questi aumenti hanno travolto soprattutto le province romagnole, con Rimini tra le più colpite: meno del 4% dei distributori regionali offre gasolio sotto i 2 euro al litro, mentre alcuni impianti nel pesarese hanno toccato punte di 2,099 euro per la benzina self.
Dinanzi a questa emergenza energetica, si è riproposto il fenomeno del “pendolarismo dei carburanti”, con migliaia di automobilisti che attraversano i confini per rifornirsi sul Titano, dove il risparmio raggiunge i 35-40 centesimi al litro rispetto alla media nazionale. Una soluzione temporanea, tuttavia, poiché gli accordi bilaterali tra San Marino e Italia fanno presagire ulteriori rialzi anche nella Repubblica.
Le istituzioni sammarinesi hanno già avviato valutazioni per contenere l’escalation: il segretario alle Finanze Marco Gatti ha dichiarato che il Congresso di Stato sta predisponendo interventi mirati per verificare le coperture di bilancio e definire misure di contenimento al più presto.


