Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, è scomparso ieri all’ospedale di Circolo di Varese all’età di 84 anni. La notizia ha scosso profondamente il mondo politico italiano e la comunità leghista, che ha immediatamente deciso di annullare tutti gli impegni previsti in calendario per rispetto verso il storico leader.
Bossi aveva guidato la Lega per decenni, trasformandola da movimento autonomista regionale a forza politica nazionale capace di entrare più volte nei governi della Repubblica. La sua traiettoria è stata segnata da alti e bassi: alleanze strategiche con Berlusconi alternate a rotture improvvise, ministeri ricoperti con responsabilità istituzionali, ma anche scandali giudiziari che ne hanno minato la credibilità negli ultimi anni.
Un ictus cerebrale nel 2004 aveva compromesso gravemente la sua salute, seguito nel 2012 dallo scandalo dei rimborsi elettorali che lo costrinse a dimettersi dalla segreteria del partito. Nonostante le difficoltà, Bossi rimase una figura simbolica della Lega, anche quando il movimento prese direzioni diverse sotto la guida di Salvini.
La scomparsa segna la fine di un’era per il partito che aveva fondato e plasmato secondo la sua visione federalista e autonomista, lasciando un’eredità complessa e ancora oggetto di dibattito nella storia politica italiana recente.


