Gli Stati Uniti proseguono nella strategia di pressione su Teheran attraverso molteplici canali: negoziati nucleari e sanzioni economiche. L’amministrazione Trump continua a dispiegare forze massicce nella regione del Golfo, utilizzando questo posizionamento militare come leva negoziale nei colloqui con l’Iran.
Le ultime trattative, svoltesi tra febbraio e marzo, hanno registrato progressi significativi su questioni specifiche: l’Iran ha manifestato disponibilità a non accumulare uranio arricchito e ad accettare verifiche complete dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Tuttavia, rimangono profonde divergenze su altri dossier cruciali.
Washington richiede l’eliminazione completa dell’arricchimento di uranio, la limitazione del programma missilistico a lungo raggio e la cessazione del supporto ai gruppi armati regionali. Teheran sostiene di poter discutere esclusivamente di questioni nucleari, rivendicando il diritto a un programma atomico pacifico e rifiutando ingerenze su armamenti convenzionali e alleanze regionali.
Parallelamente, Trump ha intensificato le misure economiche contro l’Iran, minacciando di ridurre a zero le esportazioni petrolifere e imponendo tariffe sui paesi che commerciano con Teheran. La questione energetica rappresenta un elemento aggiuntivo nella complessa trattativa, dove Washington sfrutta la debolezza economica di Teheran conseguente ai danni inflitti alle infrastrutture nucleari e militari durante gli scontri del giugno 2025.
Il margine di manovra diplomatica si restringe con il permanente dispiegamento militare statunitense, che mantiene aperta la possibilità di operazioni militari qualora i negoziati dovessero naufragare definitivamente.


