L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha innescato una pericolosa escalation nel Medio Oriente.
Donald Trump ha annunciato che l’operazione mira a impedire lo sviluppo di armi nucleari iraniane, con bombardamenti che hanno colpito il cuore di Teheran e causato la morte della Guida Suprema Ali Khamenei.
L’Iran ha risposto lanciando missili balistici e droni su basi americane e alleati come Qatar, Emirati Arabi, Bahrain e Giordania, mirando a spezzare l’influenza statunitense nella regione.
L’analista geopolitico Dario Fabbri evidenzia i rischi per Washington: mancanza di obiettivi chiari, come il rovesciamento del regime o la distruzione del programma nucleare e balistico.
Un pericolo maggiore è la distrazione americana dal Pacifico, mentre la Cina avanza i suoi interessi strategici e la guerra in Ucraina continua.
Israele e Arabia Saudita spingono per un’offensiva totale, convinti che l’Iran sia indebolito dal crollo di proxy come Hezbollah e Hamas.
Teheran, però, possiede un arsenale capace di sostenere un conflitto prolungato, con ritorsioni imprevedibili sul Golfo Persico.
Trump non esclude l’invio di truppe terrestri, ma il Pentagono resiste a un impegno su larga scala.


