Guerra in Iran e caro petrolio. Budapest, Orbán rilancia contro le sanzioni Ue alla Russia. Telefonata fra Trump e Putin: Russia disponibile a ripristinare le forniture all’Europa per calmierare i prezzi

GiornaleSM
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La guerra in Iran ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio, con il Brent a 92,57 dollari al barile (+8,4%) e il WTI a 90,12 dollari (+11,3%).

Da sabato, i rialzi cumulativi hanno raggiunto il 27,3% per il Brent e il 33% per il WTI, i migliori da aprile 2020.

Il Qatar avverte che un blocco prolungato delle esportazioni dal Golfo potrebbe spingere il greggio a 150 dollari, col rischio di crollo economico globale.

A Budapest, Viktor Orban rilancia contro le sanzioni Ue alla Russia, bloccandole fino al ripristino del transito petrolifero ucraino sull’oleodotto Druzhba.

L’Ungheria ha sospeso le forniture di gasolio all’Ucraina e il prestito Ue da 90 miliardi di euro, priorizzando la sicurezza energetica nazionale.

In questo contesto, si parla di una telefonata tra Trump e Putin, con Mosca disponibile a riprendere le forniture di gas e petrolio all’Europa per calmierare i prezzi.

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