Le tariffe fisse per l’energia elettrica stanno scomparendo dal mercato, esponendo le imprese dell’Emilia-Romagna a un maggiore rischio di rincari.
Le offerte a prezzo bloccato, ideali per garantire stabilità ai costi, sono sempre meno disponibili, mentre prevalgono quelle variabili legate al Prezzo Unico Nazionale (PUN).
Le aziende emiliano-romagnole, già penalizzate da consumi elevati, potrebbero subire impatti significativi in un contesto di mercati instabili.
Le tensioni geopolitiche, come l’attacco all’Iran, hanno provocato impennate nei prezzi: energia elettrica a 165 euro/MWh e gas a 55 euro, con stime di extra-costi nazionali vicini ai 10 miliardi per il 2026.
In Emilia-Romagna, il rincaro previsto supera i 1,2 miliardi di euro, colpendo soprattutto settori energivori come metallurgia, logistica e agroalimentare.
Confindustria Romagna apprezza il decreto bollette per il sostegno immediato, ma sollecita una strategia energetica a lungo termine per tutelare competitività.
Le imprese locali segnalano il caro energia tra le principali difficoltà, accanto a domanda debole e carenza di manodopera.
Per mitigare i rischi, si consiglia di confrontare offerte residue a prezzo fisso da fornitori come Engie, Hera e Sorgenia, verificando consumi reali e fonti rinnovabili.


