Il Consiglio Grande e Generale ha esaminato il Decreto-Legge n.34 del 6 marzo 2026, che introduce modifiche alla Legge 142/2025 sulle emissioni di titoli del debito pubblico, approvata solo pochi mesi fa.
L’opposizione ha contestato aspramente il ricorso al decreto, definendo lo Stato una “nave alla deriva” senza difese: Nicola Renzi ha evocato scenari di instabilità, Emanuele Santi ha lamentato lo svuotamento del ruolo consiliare, mentre Fabio Righi ha avvertito di un debito strutturato “a vita”.
Il governo, con i segretari Fabbri e Gatti, ha difeso le novità: allargamento selettivo degli operatori (da 72 a 18-25 idonei), flessibilità su leggi applicabili (inclusa quella inglese per Eurobond), estensione a contratti preliminari e riacquisti, e potenziamento del fondo di ammortamento con liquidità dedicata per ridurre il debito.
Per il 2026 previste emissioni per 450 milioni di euro, mirate a mercati internazionali più appetibili. Santi ha apprezzato lo strumento ma invocato rendimenti adeguati sui fondi.


