Il conducente del tram 9 deragliato a Milano il 27 febbraio si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio in Procura. L’avvocato Mirko Mazzali ha dichiarato che il sessantenne non è ancora nelle condizioni fisiche per essere interrogato dai magistrati.
L’uomo, indagato per disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose, sostiene di aver perso il controllo del mezzo a causa di un improvviso malore. Secondo la sua versione, avrebbe subito un trauma all’alluce del piede sinistro mentre aiutava un passeggero disabile a salire a bordo all’inizio del turno.
Il dolore, riferisce la difesa, sarebbe cresciuto progressivamente fino a trasformarsi in una sincope vasovagale, diagnosticata successivamente dall’ospedale Niguarda. Questo episodio lo avrebbe portato a saltare una fermata, non attivare lo scambio ferroviario e provocare il deragliamento del tram a velocità elevata.
L’incidente costò la vita a due persone e ferì una cinquantina di passeggeri. Gli inquirenti stanno tuttora valutando se davvero ci sia stato un malore del conducente e se il sistema frenante di sicurezza sia stato attivato. Proseguono le analisi sul cellulare dell’autista e gli accertamenti tecnici sulla scatola nera del mezzo.


