La Repubblica Islamica ha lanciato una massiccia controffensiva contro le infrastrutture militari statunitensi e israeliane dislocate nel Medio Oriente, rispondendo agli attacchi aerei coordinati avviati da Washington e Tel Aviv a fine febbraio.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno preso di mira oltre 200 località collegate a basi e strutture americane e israeliane in tutta la regione, con particolare concentrazione nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Teheran ha rivendicato di aver colpito il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein, nonché installazioni militari in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti.
L’operazione ha causato vittime tra il personale militare americano, con almeno sette soldati statunitensi confermati morti secondo le comunicazioni ufficiali del Comando Centrale Usa. Un doppio attacco missilistico alla città iraniana di Najafabad ha provocato oltre venti morti e cinquanta feriti tra civili e personale di emergenza.
Il governo iraniano ha avvertito che continuerà a colpire esclusivamente le basi americane nei paesi confinanti che supportano gli Stati Uniti, e ha minacciato di attaccare anche i territori europei qualora venissero messi a disposizione di Washington per operazioni militari ulteriori.


