Consiglio Grande e Generale, giovedì 21 maggio 2026 mattina

San Marino Fixing
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Il Consiglio Grande e Generale ha chiuso la sessione di maggio dopo un confronto molto teso, dominato dalla ratifica del Decreto Delegato 27 febbraio 2026 n.31 sulla riforma della navigazione marittima e dal caso del sequestro di due imbarcazioni battenti bandiera sammarinese da parte delle autorità israeliane.

La vicenda, legata alla Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza, ha occupato gran parte del dibattito. Maggioranza e opposizione hanno condiviso la gravità dell’accaduto, ma si sono divise sulla gestione del dossier da parte del Governo e sulla tenuta dei controlli sui registri navali.

Ad aprire i lavori sul decreto è stato il Segretario di Stato Stefano Canti, che ha illustrato gli adeguamenti della normativa sammarinese agli standard internazionali IMO e MARPOL. Il provvedimento, ha spiegato, mira a rafforzare qualità, sicurezza e competitività del Registro Navale, introducendo modifiche ai titoli professionali marittimi, nuove regole contro l’uso improprio di simboli e denominazioni riconducibili all’Autorità marittima e un sistema sanzionatorio più incisivo.

Il confronto si è però rapidamente spostato sugli eventi internazionali. Gian Matteo Zeppa, per Rete, ha parlato di un atto di pirateria internazionale, accusando il Governo di immobilismo. Guerrino Zanotti, per Libera, ha definito quanto accaduto una violazione palese del diritto internazionale. Enrico Carattoni, per Repubblica Futura, ha richiamato il principio secondo cui la nave battente bandiera sammarinese è considerata territorio della Repubblica ovunque si trovi. Sullo stesso piano si sono collocati anche Gerardo Giovagnoli, per il PSD, e Mirko Dolcini, per D-ML, che hanno chiesto una posizione chiara dell’esecutivo.

Dal Governo è intervenuto il Segretario di Stato Alessandro Bevitori, che ha definito il decreto un adeguamento necessario, ma ha anche sottolineato la necessità di ulteriori approfondimenti diplomatici. Ha aggiunto che, se fosse stata compiuta un’azione non corretta, San Marino deve farsi sentire a tutela della propria sovranità, annunciando l’attivazione dell’Autorità marittima e della Segreteria agli Esteri.

In replica, Canti ha riferito che la Segreteria per gli Affari Esteri si è già mossa, scrivendo all’ambasciata israeliana per ottenere informazioni precise e convocando l’ambasciatore sammarinese per un incontro urgente.

Giovanni Maria Zonzini ha collegato la discussione anche alle raccomandazioni della Commissione antimafia, sostenendo che un registro navale comporta responsabilità non solo fiscali ma anche diplomatiche e legali. Tomaso Rossini ha parlato di un attacco rivolto al mondo intero, invitando San Marino a proporsi come luogo di pace e dialogo.

Dura anche la critica di Antonella Mularoni, che ha rimproverato l’assenza in aula del Segretario agli Esteri e del Segretario alle Finanze e ha espresso dubbi sulla reale capacità dello Stato di controllare i propri registri navali. Dalla maggioranza, Lorenzo Bugli ha difeso l’operato dell’esecutivo, ricordando il tempestivo attivismo della diplomazia sammarinese e distinguendo tra nave commerciale e privata. Dalibor Riccardi ha parlato di vergognoso diniego dei diritti umani, mentre Manuel Ciavatta ha ribadito il valore tecnico del decreto per la sicurezza della navigazione.

Maria Katia Savoretti ha accusato il Governo di superficialità, Emanuele Santi ha chiesto se il tribunale sammarinese abbia aperto un fascicolo sulla vicenda, e Michele Muratori ha invitato a separare il piano politico da quello tecnico. Matteo Rossi ha definito il dibattito una discussione di politica estera nata da un decreto tecnico, mentre Sara Cont

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