Una notaia è stata condannata a risarcire con oltre 83mila euro due acquirenti che avevano comprato un immobile a Novafeltria, poi risultato privo del certificato di abitabilità e con altre difformità urbanistico-edilizie.
La compravendita risale al marzo 2013 e riguardava una casa pagata 87mila euro, acquistata con l’idea di destinarla a uso residenziale. Quel progetto però è saltato quando è emersa l’assenza del requisito di abitabilità, insieme ad altri problemi tecnici che hanno reso l’immobile non conforme alle aspettative dei compratori.
Gli acquirenti, assistiti dagli avvocati Vincenzo Maidani e Leonardo Guidi, hanno sostenuto che la professionista avrebbe dovuto individuare le criticità e avvisarli prima del rogito. La notaia, difesa dagli avvocati Marco Ferraro e Maurizio Gugliotta, ha replicato di aver svolto le verifiche normalmente richieste sulla disponibilità del bene e di non poter essere ritenuta responsabile dei vizi dell’immobile.
Il Tribunale, con la sentenza della giudice Giorgia Bertozzi Bonetti, ha dato ragione agli acquirenti richiamando un orientamento della Cassazione secondo cui l’attività notarile comprende anche obblighi di informazione e diligenza finalizzati a garantire il risultato perseguito dalle parti.
Dagli atti esaminati sono emersi elementi sufficienti a imporre ulteriori controlli da parte della notaia sulla reale abitabilità dell’immobile. La consulenza tecnica ha inoltre stimato un valore effettivo inferiore di 39mila euro rispetto a quanto pagato, cifra che ha pesato nel calcolo del risarcimento insieme alle spese necessarie per il ripristino della conformità urbanistica.
Gli acquirenti hanno comunque mantenuto la proprietà del bene, oggi utilizzato come deposito.


