Guardando la mappa politica del Titano in questo inizio di settimana, viene da pensare che nelle sedi di Repubblica Futura, Rete e Motus Liberi sia scattato un improvviso mutismo selettivo. Nel tardo pomeriggio di lunedì 8 giugno, mentre il Paese riprendeva la sua normale attività, dalle opposizioni non arrivava alcun segnale su una notizia che invece pesa molto sul futuro di San Marino.
Sabato 6 giugno Standard & Poor’s ha promosso il rating della Repubblica da BBB- ad A-, portando il Paese in una fascia di credibilità internazionale molto più alta. Tradotto in termini concreti, significa maggiore fiducia dei mercati, migliori condizioni di finanziamento e un profilo più solido agli occhi di investitori e istituzioni.
Per il governo si tratta di un risultato di grande rilievo, ma soprattutto di un vantaggio per l’intero sistema Paese. Un rating migliore può ridurre il costo del debito pubblico, liberando risorse da destinare a servizi, istruzione, sanità e infrastrutture. Rafforza inoltre l’immagine del sistema bancario e rende San Marino più appetibile per aziende e capitali di qualità.
La reazione, o meglio la sua assenza, da parte delle minoranze consigliari ed extraparlamentari è però ciò che colpisce di più. Di solito bastano un ritardo, una virgola o un inciampo amministrativo per alimentare comunicati allarmistici e scenari di crisi. Stavolta, di fronte a un upgrade storico, è calato il silenzio.
È un atteggiamento che racconta bene una certa cultura politica: si alza la voce quando tutto va male, ma si tace quando arriva un risultato che smentisce anni di allarmismi. E così un successo che riguarda l’intera Repubblica viene lasciato senza una parola, quasi fosse più difficile riconoscere una buona notizia che commentare un problema.
In questo contesto, l’invito finale è chiaro: le opposizioni si sblocchino e prendano posizione. Anche un commento polemico sarebbe più utile del silenzio, perché almeno restituirebbe un dibattito politico all’altezza di una notizia che per San Marino vale molto.


