Silvio Baldini ha scelto la via della franchezza e, nella sua conferenza stampa da commissario tecnico ad interim, ha puntato il dito contro il sistema del calcio italiano. Ha denunciato dirigenti più attenti ai propri interessi che alla crescita del movimento e ha definito “lestofanti” chi governa mercato e scelte dei club a danno dei giovani.
Le sue parole hanno sorpreso per la durezza, ma non hanno prodotto reazioni significative da parte dell’establishment. Il silenzio della categoria, in questo caso, pesa quasi quanto l’attacco di Baldini, che si è presentato con la consueta schiettezza toscana e con una coerenza riconosciuta anche da chi ne apprezza da tempo il profilo umano e professionale.
Sul suo incarico ha mostrato umiltà, ammettendo di non avere il curriculum per il ruolo ufficiale, ma anche determinazione: con l’Under 21 vuole provare a vincere l’Europeo del prossimo anno e conquistare la qualificazione ai Giochi di Los Angeles 2028.
Intanto Roma continua a imporsi come capitale italiana dello sport. In poche settimane la città ha ospitato o sta ospitando una sequenza impressionante di eventi: finale di Coppa Italia, Internazionali di tennis, Concorso di Piazza di Siena, Giro d’Italia, Italy Major Premier Padel, grande atletica all’Olimpico, oltre a rugby e Maratona di Roma. Un calendario che sta richiamando milioni di visitatori e sta spingendo soprattutto il turismo di fascia alta.
I numeri confermano la tendenza: gli hotel di lusso risultano quasi pieni e nei ristoranti del centro i tavoli scarseggiano. Piazza di Siena ha registrato 77 mila spettatori, 1.833 accreditati da 38 Paesi e un indotto stimato in 33,7 milioni di euro, con 23 ore di diretta televisiva nel mondo. Gli Internazionali di tennis hanno fatto segnare un impatto economico di 1 miliardo di euro e 418.815 spettatori paganti.
Il futuro guarda ancora più in alto, tra nuovi appuntamenti e due grandi progetti legati al calcio: lo stadio della Roma a Pietralata, considerato ormai avviato, e quello della Lazio sul fronte Flaminio, ancora fermo tra tempi incerti e nodi finanziari. Su quest’ultimo pesa anche il rapporto difficile tra Lotito e una parte consistente della tifoseria, che continua a disertare l’Olimpico. Se la protesta dovesse proseguire, la domanda diventerebbe inevitabile: ha davvero senso pensare a un nuovo impianto quando la squadra rischia di trovarsi senza pubblico?


