Una donna moldava di 46 anni, residente a Rimini, è stata condannata in appello a 10 anni di reclusione per tentato omicidio pluriaggravato ai danni del marito, che secondo l’accusa avrebbe avvelenato con del topicida mescolato nel cibo.
La Corte d’Appello di Bologna ha confermato integralmente la sentenza di primo grado, disponendo anche un risarcimento di 30mila euro. I fatti risalgono al 2022, quando il 57enne albanese, tra luglio e novembre, finì due volte al pronto soccorso di Rimini per forti dolori addominali.
Gli esami medici rilevarono nel sangue la presenza di due potenti anticoagulanti contenuti nei ratticidi. Durante una perquisizione nell’appartamento della coppia, la Squadra Mobile trovò in un cassetto dell’armadio della camera da letto una siringa con liquido rossastro, poi risultata positiva al Bromadiolone, una sostanza velenosa usata nei topicidi.
A peggiorare la posizione dell’imputata ci sarebbero anche ricerche su internet relative ai veleni più efficaci e al ratticida più letale. Secondo l’accusa, la donna avrebbe agito sapendo che il marito aveva quasi perso l’olfatto a causa di polipi nasali, e il movente sarebbe stato legato alla volontà di avviare liberamente una relazione extraconiugale.
La difesa valuterà un eventuale ricorso in Cassazione. La donna, che è libera, resta comunque sottoposta al divieto di avvicinamento al marito, con cui è in corso la causa di separazione.


