ACCORDO UE. Von der Leyen non difende San Marino. Difende se stessa … … di Marco Severini

GiornaleSM
By
3 Min Read

L’Accordo di associazione tra San Marino e Unione Europea resta fermo a Bruxelles, bloccato dalla mancata unanimità in Coreper e dal nodo politico legato alla posizione della Bulgaria. Il dossier, negoziato per oltre dieci anni e chiuso sul piano tecnico nel 2023, è ora in una fase di stallo che pesa anche su Andorra, parte dello stesso pacchetto.[2][5]

Il passaggio del 29 maggio 2026 non ha prodotto lo sblocco atteso: il testo non ha ottenuto il via libera politico necessario e resta aperta la questione della natura giuridica dell’intesa, tra accordo esclusivamente europeo e accordo misto.[2][3] In base alle ricostruzioni pubblicate, la riserva bulgara continua a rallentare l’iter, mentre la presidenza cipriota ha rimandato il dossier alle prossime settimane.[2]

La situazione ha però assunto un valore più ampio del singolo negoziato. Il punto centrale, secondo questa lettura, non riguarda solo San Marino ma il meccanismo istituzionale che regge gli accordi esterni dell’Unione: se un singolo Stato membro può bloccare un’intesa già definita per ragioni estranee al merito, la credibilità del mandato negoziale della Commissione ne esce indebolita.[1][2]

Nel caso specifico, viene richiamato anche il contenzioso tra la Bulgaria e il dossier Starcom, con riferimenti a un arbitrato internazionale e a una disputa privata legata a investimenti in San Marino.[2] È proprio questo intreccio tra vicenda giudiziaria e decisione politica a rendere il blocco particolarmente delicato, perché introduce nel processo europeo una pressione che non nasce dal contenuto dell’accordo ma da interessi esterni ad esso.

A complicare ulteriormente il quadro c’è Andorra, che secondo le ricostruzioni ha completato i passaggi tecnici e istituzionali richiesti, ma rischia di restare bloccata insieme a San Marino proprio perché l’intesa è stata costruita come pacchetto unico.[2][3] L’ipotesi di separare i due percorsi, avanzata da ambienti bulgari e respinta dall’Italia, mostra quanto il dossier sia ormai diventato anche un terreno di scontro politico tra capitali europee.[2]

Per Ursula von der Leyen, la partita non riguarda quindi un microstato di 34 mila abitanti, ma la tenuta dell’intero impianto negoziale dell’Unione. Il rischio, in questa fase, è che un precedente nato attorno a San Marino diventi un modello replicabile in altri dossier europei.[1][2]

Leggi l’articolo intero

Share This Article