L’inchiesta romana sulle mascherine cinesi acquistate durante l’emergenza pandemica si avvia verso una sostanziale chiusura. Il 31 marzo scorso, il GUP del Tribunale di Roma ha prosciolto Antonio Fabbrocini, già responsabile unico del procedimento nella struttura commissariale di Domenico Arcuri, e tutti i mediatori italiani coinvolti nella maxi-commessa da oltre un miliardo di euro.
La decisione rappresenta un’ulteriore battuta d’arresto per l’accusa in una vicenda che aveva visto inizialmente l’assoluzione dello stesso Arcuri e prosegue con i rinvii a giudizio dei soli due indagati minori di origine ecuadoriana per riciclaggio.
Diverso, tuttavia, il quadro che riguarda San Marino. L’inchiesta non si è conclusa sui versanti locali: emergono figure come Daniele Guidi, ex amministratore delegato e direttore generale di Banca CIS, indagato per traffico di influenze e sospettato di aver coordinato con Andrea Tommasi l’aspetto organizzativo della fornitura, inclusi i trasporti aerei. La Procura di Roma aveva inviato una rogatoria internazionale al Titano per tracciare movimenti finanziari pari a circa 12,5 milioni di euro.
Sul fronte cesenate, invece, prosegue il processo d’appello contro Marcello Minenna e Sergio Covato, mentre resta definitiva l’assoluzione di Gianluca Prati. La Commissione bicamerale di inchiesta sulla gestione del Covid rimane l’arena principale dello scontro politico-istituzionale sulla vicenda.


