Guerra in Medio Oriente, escalation sugli impianti energetici e terremoto sui mercati

San Marino RTV
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L’escalation nel Medio Oriente ha raggiunto il settore energetico, trasformando il conflitto in una guerra per il controllo delle risorse. Israele ha bombardato il giacimento di South Pars in Iran, il più importante della Repubblica islamica, mentre Teheran ha risposto colpendo l’hub di Ras Laffan in Qatar, il maggiore centro di esportazione di gas naturale liquefatto al mondo.

Le conseguenze si ripercuotono globalmente. Il prezzo del gas naturale è schizzato del 24,6% all’hub olandese Ttf, raggiungendo 66,5 euro per megawattora. La chiusura dello Stretto di Hormuz, divenuto impraticabile per le navi commerciali dopo la classificazione come zona di operazioni militari, ha ulteriormente ridotto l’offerta di energia sui mercati internazionali.

In Italia, le bollette di luce e gas aumenteranno complessivamente di circa 400 euro annui. L’Iraq ha comunicato l’interruzione totale delle forniture di gas iraniano, con un ammanco di 3.000 megawatt dalla rete nazionale. L’Esercito iraniano ha rinnovato le minacce di distruggere ulteriori infrastrutture energetiche regionali.

Il presidente Trump minaccia conseguenze severe qualora venissero colpiti gli impianti del Qatar e valuta l’invio di migliaia di soldati. Il Pentagono potrebbe richiedere al Congresso 200 miliardi di dollari per l’operazione militare. Il ministro della Difesa italiano avverte che la strategia iraniana mira a destabilizzare l’economia globale e allargare il conflitto.

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