La vicenda della tentata acquisizione di Banca di San Marino da parte del gruppo bulgaro Starcom Holding continua a generare tensioni politiche e giudiziarie nella Repubblica. L’operazione, avviata nel 2025 con un’offerta preliminare per il 51% dell’istituto, si è arenata in autunno a seguito di un’inchiesta della magistratura sammarinese che ha portato all’arresto di un ex membro del consiglio di amministrazione di Ente Cassa di Faetano e sua moglie, titolare di una società che ha ricevuto pagamenti dai compratori.
I 15 milioni di euro versati come anticipo da Starcom sono stati congelati dall’Agenzia di informazione finanziaria su un conto di cui la holding dichiara di non conoscere i dettagli. Le accuse mosse dall’inchiesta includono amministrazione infedele, corruzione e riciclaggio, con ipotesi di una tangente da un milione di euro versata per facilitare l’operazione.
Starcom sostiene di essere stata coinvolta involontariamente in un piano potenzialmente illegale condotto da poche persone e chiede il ritorno della caparra. Il gruppo bulgaro ha respinto anche le accuse secondo cui la Bulgaria avrebbe ostacolato l’accordo di associazione tra San Marino e l’Unione Europea, ribadendo il proprio impegno per il rafforzamento della banca in una prospettiva europea più ampia.
Nel frattempo, Banca di San Marino è tornata sul mercato alla ricerca di nuovi acquirenti, mentre la Repubblica continua a confrontarsi con le implicazioni di una vicenda che ha messo in cattiva luce il Paese a livello internazionale.


