Otto medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna sono indagati per falso ideologico continuato.
Davanti al gip Federica Lipovscek hanno scelto il silenzio, mentre la Procura ha chiesto la sospensione cautelare dalla professione per un anno.
L’inchiesta ruota attorno a 34 certificati di non idoneità ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), emessi su 64 stranieri irregolari tra settembre 2024 e gennaio 2026.
Le visite, spesso brevissime, prevedevano moduli prestampati e suggerimenti alle risposte dei pazienti, con lunghe attese per le forze dell’ordine.
Chat sequestrate rivelano strategie condivise: “Ci serve una tattica” per giustificare le non idoneità, in adesione a una campagna “No Cpr”.
Una dottoressa si definisce “anarchica e antifascista”, mentre un referente esterno mappava i certificati.
Di 44 stranieri liberati, 10 hanno commesso nuovi reati, tra rapine e lesioni.
Una indagata ha tentato il suicidio, lasciando un messaggio: “Dite perché mi hanno indagato”.


