La nuova guerra nel Golfo, con tensioni tra Israele e Iran, ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio.
Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, mentre il gas naturale in Europa ha quasi raddoppiato il costo rispetto ai livelli pre-conflitto.
Lo Stretto di Hormuz, chiuso di fatto dall’Iran, ha interrotto il transito navale, colpendo l’89% delle esportazioni petrolifere saudite.
I mercati azionari mondiali hanno registrato cali pesanti, con perdite del 3% giornaliere e miliardi evaporati, soprattutto in Asia e Europa.
Wall Street ha mostrato maggiore resilienza grazie all’autosufficienza energetica degli Usa e al rafforzamento del dollaro come bene rifugio.
L’inflazione globale è destinata a salire, con effetti simili a una tassa sui combustibili fossili, nonostante l’abbondanza di petrolio disponibile.
La Fed non ridurrà i tassi, e il debito pubblico americano rischia di aggravarsi con l’aumento dei rendimenti sui titoli.
Gli analisti prevedono un impatto limitato se le tensioni dureranno poche settimane, ma scenari prolungati potrebbero innescare shock economici.


