Le tensioni geopolitiche innescata da attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno provocato un crollo generalizzato dei mercati azionari globali.
I prezzi del petrolio e del gas sono schizzati alle stelle, con incrementi fino al 25% registrati sui principali indici energetici.
A Milano, Piazza Affari ha registrato il peggior lunedì della sua storia recente, con i listini affossati dal panico degli investitori.
Gli strike con droni hanno colpito il 16% della capacità di raffinazione russa, alimentando timori di shortage globali di carburante.
Analisti avvertono che ulteriori attacchi potrebbero spingere il Brent oltre i 90 dollari al barile, col rischio di escalation.
Mosca ha già tagliato le esportazioni di prodotti raffinati per calmierare i prezzi interni di benzina e diesel.
L’economia russa mostra crepe: crescita al minimo dell’1% nel 2025, trainata solo da spese militari ma frenata da inflazione e tassi al 16,5%.
Gli operatori temono ritorsioni su terminali di esportazione, con effetti a catena su bollette e industrie europee.
Washington aveva già esortato Kiev a moderare gli strike energetici, per evitare boomerang sui prezzi mondiali.


