Le deduzioni fiscali collegate alle spese effettuate con SMAC continuano a produrre vantaggi per i lavoratori frontalieri, ma in molti casi non bastano a compensare l’eventuale aumento dell’IRPEF dovuta in Italia. È la conclusione delle simulazioni elaborate dalla CSdL sull’impatto delle riforme fiscali italiane del 2025 sui residenti italiani che lavorano a San Marino.
Secondo il sindacato, fino a redditi vicini ai 35 mila euro lordi annui, oltre al TFR, nella maggior parte dei casi non emerge un saldo IRPEF da versare in Italia. Questo significa che le maggiori imposte pagate a San Marino con la riforma IGR non sempre vengono recuperate, oppure lo sono solo in parte.
L’analisi prende in esame anche il Trattamento Integrativo e la Somma che Non Concorre al Reddito, strumenti che possono tradursi in rimborsi in sede di dichiarazione. Per i redditi da 35 mila e 40 mila euro lordi, più TFR, tali benefici non spettano più e vengono sostituiti da una detrazione aggiuntiva di mille euro l’anno.
La CSdL ricorda inoltre che, ai fini del fisco italiano, i redditi prodotti a San Marino vanno ridotti della franchigia di 10 mila euro prevista per i frontalieri. Pesano poi anche le ulteriori detrazioni personali, come quelle per affitti, mutui, spese sanitarie o istruzione dei figli, che possono incidere in modo rilevante sull’IRPEF fino ad azzerarla in alcuni casi.
Resta aperto anche il capitolo del contenzioso davanti alla Corte di Cassazione italiana sul credito d’imposta. Nei primi due gradi di giudizio i contribuenti hanno ottenuto ragione, con il riconoscimento integrale del credito; se la Cassazione confermasse questo orientamento, per i frontalieri con saldo IRPEF i benefici delle deduzioni SMAC potrebbero risultare di fatto annullati.
Per questo il sindacato invita i lavoratori a far registrare sempre gli acquisti effettuati a San Marino tramite SMAC e a rivolgersi ai propri uffici per verificare il diritto ai rimborsi sulle spese sostenute nel 2025.


