RETE torna all’attacco sul dossier BSM e accusa il governo di aver portato San Marino dentro una crisi politica e diplomatica che si trascina ormai da troppo tempo.
Secondo il movimento, il nuovo rinvio legato alla Bulgaria conferma che il percorso dell’Accordo con l’Unione europea è rimasto impantanato in una vicenda bancaria gestita in modo opaco e condizionata da interessi privati. Nel mirino finiscono la Banca Centrale, definita incapace di assumere decisioni decisive sulla vendita fino all’intervento del Tribunale, e la Democrazia Cristiana, accusata di essere coinvolta direttamente nella partita.
RETE punta il dito anche contro i partiti della maggioranza, ritenuti responsabili per il loro silenzio e per la scelta di non mettere in discussione una gestione che il movimento giudica fallimentare. Nel comunicato viene contestata anche la posizione del governo bulgaro, accusato di agire sotto la pressione di un oligarca e di usare il dossier per bloccare il cammino europeo della Repubblica.
Sul piano politico, il movimento ritiene che il Segretario agli Esteri Beccari non sia nelle condizioni di guidare un confronto diplomatico credibile, perché troppo esposto agli equilibri interni della DC e alla vicenda della tentata cessione di BSM. Per RETE, la fase attuale non lascia più spazio ad alibi: l’esecutivo dovrebbe assumersi la responsabilità del fallimento e farsi da parte.
Il movimento ribadisce infine la propria disponibilità al dialogo, ma chiede che la trattativa con l’UE venga sottratta alle logiche di parte e difesa come interesse dell’intera Repubblica, non come terreno di scontro tra correnti e gruppi di potere.


