Il 10 giugno ricorre l’anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, ucciso nel 1924 dopo aver denunciato in Parlamento le violenze e i brogli elettorali del fascismo. La sua vicenda resta una ferita della storia italiana e un richiamo attuale alla difesa quotidiana della libertà.
Matteotti aveva iniziato la sua attività politica giovanissimo, collaborando dal 1904 con il periodico socialista “La Lotta”, e nel 1919 era entrato in Parlamento, affermandosi come uno dei principali esponenti del socialismo riformista. Si oppose con decisione tanto alle correnti massimaliste del Psi quanto, dopo il congresso di Livorno del 1921, ai comunisti, mantenendo sempre una linea di forte autonomia politica.
La sua battaglia contro il fascismo fu anche una battaglia di moralità pubblica: Matteotti denunciò corruzione, interessi opachi e arricchimenti illeciti legati al regime. In particolare, aveva raccolto elementi su un intreccio di affari tra il fascismo e la Sinclair Oil, dossier che stava per portare alla luce.
Il 30 maggio 1924, alla Camera dei Deputati, pronunciò un duro intervento contro le violenze e le irregolarità che avevano segnato le elezioni. Pochi giorni dopo, alla vigilia di una nuova seduta parlamentare, fu rapito da una squadra fascista e ucciso; il suo corpo venne ritrovato solo il 16 agosto dello stesso anno.
A distanza di oltre un secolo, la lezione di Matteotti resta intatta: vigilare contro ogni tentativo di controllo, manipolazione e condizionamento, anche quando si presenta sotto forme nuove e tecnologicamente più sofisticate. Il Partito Socialista di San Marino ha reso omaggio alla sua memoria.


