Il punto della settimana in borsa: L’inflazione ci sta uccidendo?

GiornaleSM
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La settimana si chiude con i mercati ancora vicini ai massimi, ma con un tono più cauto. In Europa l’attenzione resta puntata sulla Banca centrale europea e sul ritorno delle pressioni inflazionistiche, spinte soprattutto dal rincaro dell’energia e dalle tensioni in Medio Oriente.[1][3]

Un chiarimento è necessario: la decisione della BCE è attesa per l’11 giugno, non per l’11 luglio, mentre la riunione successiva sui tassi è fissata per il 23 luglio.[1]

La maggior parte degli economisti si aspetta che l’11 giugno Francoforte alzi i tassi di 0,25 punti percentuali, portando il tasso sui depositi dal 2% al 2,25%. L’inflazione nell’area euro è tornata sopra il 3%, mentre la crescita resta fragile, in un quadro in cui la BCE deve frenare i prezzi senza comprimere troppo consumi, investimenti e mercato immobiliare.[1][3]

Gli analisti vedono quindi un rialzo a giugno, seguito con ogni probabilità da una pausa a luglio. Un nuovo intervento potrebbe arrivare a settembre, ma molto dipenderà dall’andamento del petrolio e dall’evoluzione della crisi internazionale. Il principale rischio per l’Europa resta la stagflazione: bassa crescita, energia costosa e inflazione ancora elevata.[1][3]

Sul fronte della politica estera americana, l’attenzione di Washington continua a concentrarsi sul Medio Oriente. L’amministrazione Trump cerca garanzie dall’Iran sul programma nucleare e soprattutto una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, snodo decisivo per i flussi energetici mondiali.[1]

Ogni nuova interruzione in quell’area potrebbe spingere ancora più in alto petrolio e inflazione, con effetti diretti anche sui mercati finanziari.[1]

Negli Stati Uniti si rafforza anche il confronto politico sull’Ucraina. La Camera ha approvato nuovi aiuti e sanzioni contro la Russia, segnando una distanza tra parte del Congresso e la linea più negoziale della Casa Bianca. Intanto l’Europa continua a chiedere a Washington maggiore chiarezza sulla strategia verso Kiev e Mosca.[1]

Wall Street resta sostenuta dall’intelligenza artificiale, ma nell’ultima settimana ha mostrato più fragilità. Le aspettative sulle big tech sono così elevate che anche risultati solidi possono tradursi in vendite, se non superano in modo netto le stime.[5][6]

Il quadro generale resta dunque misto: i listini tengono, ma petrolio, inflazione e geopolitica stanno aumentando i rischi. Il mercato continua a privilegiare tecnologia, banche ed energia, ma con selettività crescente. La direzione delle prossime settimane dipenderà dalle mosse della BCE, dalle decisioni americane in Medio Oriente e dalla capacità delle potenze coinvolte di evitare un’ulteriore escalation.[1][6][7]

Rimaniamo positivi sulle tech stock, in particolare NVIDIA, Amazon, Micron, Apple, AMD, Microsoft e Google, che nel lungo periodo restano i titoli da mantenere in portafoglio.

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