Accordo di associazione UE-Andorra-San Marino: a che punto siamo?

GiornaleSM
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L’accordo di associazione tra Unione europea, Andorra e San Marino è tecnicamente pronto dal dicembre 2023, ma resta fermo per il veto della Bulgaria, che continua a bloccarne il passaggio in sede europea. Il dossier, già prioritario per la presidenza di turno e sostenuto da più capitali, è dunque impantanato non per un problema legato ad Andorra, ma per un contenzioso che riguarda San Marino.

Il nodo formale è la natura giuridica del testo, che richiede l’unanimità dei 27 prima di avanzare. Il 29 maggio il Coreper non ha trovato quell’unanimità e Sofia ha confermato la propria riserva, impedendo il passaggio al livello successivo. La presidenza cipriota ha provato a spostare il confronto dal piano tecnico a quello politico, ma senza risultato.

Dietro la posizione bulgara c’è la vicenda Starcom, il tentativo fallito di acquistare la Banca di San Marino da parte di un fondo d’investimento bulgaro. Il caso, ancora aperto in sede giudiziaria sammarinese, ha lasciato bloccati 15 milioni del fondo nel Paese e si è trasformato nel vero ostacolo alla ratifica. In pratica, l’unanimità europea viene usata come leva in una disputa privata.

Anche se la Bulgaria ritirasse la riserva, resterebbe aperto il tema della natura “mista” dell’accordo, ormai considerata l’ipotesi più probabile. Se confermata, la ratifica dovrebbe passare anche dai parlamenti nazionali, con tempi molto più lunghi e incerti.

La finestra per chiudere il dossier sotto la presidenza cipriota è stretta: le prossime riunioni del Coreper sono fissate per il 3, 5, 8 e 10 giugno, mentre il mandato di Nicosia termina il 30 giugno. Se non arriverà l’intesa, il fascicolo passerà all’Irlanda, che guiderà il Consiglio dal 1 luglio.

Sul fronte politico interno, Andorra mantiene una linea prudente, ma il ritardo pesa anche sul calendario nazionale, in un contesto in cui il referendum sull’accordo resta decisivo e il consenso popolare non è scontato. San Marino, dal canto suo, cerca di separare il trattato dal contenzioso bancario, ma finché la vicenda Starcom non si sbloccherà, Sofia avrà un motivo concreto per tenere fermo il veto.

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